Quattordici immagini sonore – Canto XXXIV

Inferno

Canto XXXIV

Lucifer

Brano n.22 (03:12)

Strumenti utilizzati:
Gongs (con diverse dimensioni) – Anvils – Tam Tam cinesi (con diverse dimensioni) – Bass drum – Timpani – Taiko drum – Tromboni – Corni – Violini (Clusters) – Violoncelli (Clusters – suonando sul ponticello, producendo quindi un suono aspro, stridulo, ricco di suoni armonici e rumore) – Contrabbassi (suonando con così tanta pressione da produrre un suono “grattato” simile ad un mostruoso ruggito).

Dante, nell’ultimo canto, descrive Lucifero e la sua caduta. Ho colto questo preciso istante, il momento in cui Lucifero si conficca a capofitto nella Terra, aprendo la voragine infernale. Contraddistinto da un forte vento, suoni di roccia e ferro cadono in un vuoto eterno, un abisso immobile ove si odono rumori e voci terrificanti.

Mentre ascolti il brano musicale puoi leggere i versi del Canto XXXIV e se lo desideri puoi anche consultare la parafrasi.

Canto XXXIV

«Prima ch’io de l’abisso mi divella,
maestro mio», diss’ io quando fui dritto,
«a trarmi d’erro un poco mi favella:

ov’ è la ghiaccia? e questi com’ è fitto
sì sottosopra? e come, in sì poc’ ora,
da sera a mane ha fatto il sol tragitto?».

Ed elli a me: «Tu imagini ancora
d’esser di là dal centro, ov’ io mi presi
al pel del vermo reo che ’l mondo fóra.

Canto XXXIV

«Prima che io mi distacchi dall’abisso infernale, o mio maestro», dissi io quando mi fui rizzato, «parlami un poco per sciogliermi il dubbio che provo:

dov’è la ghiaccia di Cocito? e Lucifero perché appare ficcato nell’inferno sotto sopra? e come in così poco tempo il sole ha fatto il suo tragitto da sera a mattina?». 

Ed egli a me: «Tu immagini ancora di essere al di là del centro della terra, là dove io mi afferrai al pelo del verme malvagio (Lucifero), che buca la terra da un emisfero all’altro.

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