
Dieci luoghi malsani – VIII ponticello
VIII PONTICELLO
canto XXVI, versi 25-30
Brano n.15 (00:49)
Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,
nel tempo che colui che ’l mondo schiara
la faccia sua a noi tien meno ascosa,
come la mosca cede a la zanzara,
vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov’ e’ vendemmia e ara:
Quante (lucciole) il contadino dall’alto del poggio su cui riposa, nel tempo in cui il sole che rischiara il mondo tiene meno a lungo nascosto il suo volto a noi (in estate),
quando la mosca cede il posto alla zanzara, vede nella vallata dove forse egli vendemmia e ara:
Rimembranze
P.f. a 4 mani – La sua entrata è idealmente prevista dopo il verso 30, canto XXVI
Il titolo Rimembranze, assegnato al brano del VIII ponticello indica momenti di riflessione che i protagonisti vivono mentre attraversano l’ottavo ponticello.
VIII BOLGIA
Consiglieri fraudolenti
Brano n.16 (02:55)
Pene e Azioni
I dannati sono tormentati all’interno di fiamme che bruciano eternamente. Ulisse e Diomede sono all’interno di un’unica fiamma a forma di lingua biforcuta.
Contrappasso
Come in vita con i loro consigli provocarono guai ed incendi, adesso sono avvolti da un fuoco eterno a forma di lingua.
Tormenti in fiamme
Suoni registrati e suoni elettronici – idealmente riferita canto XXVI, v. 31 – canto XXVII, v. 132
Suoni utilizzati per la composizione della VIII bolgia
Registrazione di suoni prodotti da piccoli, medi e grandi fuochi; registrazione di suoni prodotti con lo scivolamento di oggetti metallici sulle corde di alcuni strumenti musicali; suoni elettronici creati al computer con l’ausilio di software e hardware professionali.
Elementi strutturali della parte elettronica (immagine scenico-sonora)
La scena sonora ideata per la VIII bolgia, dal titolo Tormenti in fiamme, è costruita attraverso elaborazioni elettroniche di suoni prodotti da vari tipi di fuochi (piccoli, medi e grandi) che richiamano l’immagine dei dannati, consiglieri fraudolenti divorati dalle fiamme. Chiudono questa bolgia fiammelle sonore biforcute che rappresentano i personaggi di Ulisse e Diomede, min. 2:40.
Mentre ascolti il brano musicale puoi leggere i versi del Canto e se lo desideri puoi anche consultare la parafrasi.
Canto XXVI
di tante fiamme tutta risplendea
l’ottava bolgia, sì com’ io m’accorsi
tosto che fui là ’ve ’l fondo parea.
E qual colui che si vengiò con li orsi
vide ’l carro d’Elia al dipartire,
quando i cavalli al cielo erti levorsi,
che nol potea sì con li occhi seguire,
ch’el vedesse altro che la fiamma sola,
sì come nuvoletta, in sù salire:
tal si move ciascuna per la gola
del fosso, ché nessuna mostra ’l furto,
e ogne fiamma un peccatore invola.
Io stava sovra ’l ponte a veder surto,
sì che s’io non avessi un ronchion preso,
caduto sarei giù sanz’ esser urto.
E ’l duca che mi vide tanto atteso,
disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
catun si fascia di quel ch’elli è inceso».
di altrettante luci risplendeva tutta l’ottava bolgia, così come io vidi quando fui là (sul ponte)
da dove appariva [parea] il fondo del vallone.
E come colui (Eliseo) che si vendicò con gli orsi e che vide il carro di Elia nel momento in cui si staccava da terra [al dipartire], quando
i cavalli si sollevarono [levorsi] ritti verso il cielo,
così che [che] non riusciva a inseguirlo con la vista, se non vedendo soltanto [altro che] la fiamma (che lo avvolgeva) levarsi verso il cielo [in sù salire], come una piccola nuvola:
così [tal] ciascuna fiamma si muove per la gola della bolgia [fosso]
in modo tale che [ché] nessuna di esse mostra ciò che nasconde [’l furto], mentre (in realtà) ogni fiamma nasconde [invola] un dannato.
Io mi ero drizzato in piedi [surto] sopra il ponte a guardare in modo tale che, se non mi fossi afferrato a una roccia sporgente [ronchion], sarei caduto giù senza essere stato spinto [esser urto].
E la mia guida, che mi vide così interessato [atteso], disse: «Dentro
i fuochi si nascondono degli spiriti; ciascuno [catun] si fascia con
quella fiamma da cui è arso [incenso]».
